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Organizzazione Sezione

Responsabile: Alex Patak

Docente: Roberta De Rosa
Docente: Marina Grégoire

 

Sezione Yoga

Cosa è lo Yoga?

Esisto molte definizioni ed interpretazioni del termine Yoga: quella attualmente più conosciuta e diffusa è quella che fa riferimento alla radice sanscrita della parola 'yui', da cui il latino yugum e l'italiano 'giogo', quindi Yoga = unione. Unione di cosa? Unione di mente corpo e spirito, unione dell'anima individuale con l'anima universale.....

Ma il giogo è quello strumento che si utilizza per legare i cavalli all'aratro ed indurli ad esercitare la loro possente forza in una sola direzione ed ottenere quindi di arare il proprio campo.

Simbolicamente il carro/aratro viene preso a simbolo della mente umana, che se ben guidata, può arare il campo della conoscenza. La mente umana è condotta da cavalli forti (le facoltà dei sensi, le facoltà mentali, le passioni ) che, se lasciati liberi, se non 'aggiogati', disciplinati, disperdono le loro energie in tutte le direzioni.

Ecco che quindi che al termine yoga viene associato il significato di 'disciplina'.

Ma la definizione dello yoga classico, è data da Patanjali yogasutra:

"yoga chitta vritti nirodha",
"lo yoga quieta (nirodha) i vortici (vritti) della mente (chitta)".

Lo yoga è quindi essenzialmente una disciplina rivolta a quietare i vortici della mente, la cui pratica coinvolge il corpo in tutti i suoi aspetti, anche perchè, secondo la tradizione filosofica, il corpo e la mente sono entrambi aspetti della materia.

Il percorso proposto da Patanjali negli yogasutra, per raggiungere la quiete della mente, è noto come Raja Yoga ed è suddiviso in 8 'membra':

  • yama e nyama («astinenze» e «osservanze», regole di comportamento) si rivolgono al comportamento 'etico'
  • âsana («posizioni») e prânâyâma («controllo del soffio vitale») si rivolgono prevalentemente al corpo fisico ed energetico; La pratica di questi 'anga', di queste membra dello yoga permettono il prodursi del quinto 'anga'
  • pratyâhâra («ritiro») il ritiro dei sensi, così che la mente può rivolgersi all'interno, sottraendosi ai mille stimoli che i sensi altrimenti le sittopongono; questo permette lo sviluppo degli ultimi tre 'anga'
  • dhâranâ («concentrazione»), dhyâna («meditazione») e samâdhi («enstàsi»), fase dopo fase, consentono di arrestare i processi mentali ordinari e di giungere ad un nuovo piano di coscienza.

Altre bellissime definizioni dello yoga si trovano nella Bhagava Gita e le potete trovare in allegato (Yoga nella Bhagava Gita)

La pratica settimanale o (bisettimanale per i fortunati) che riusciamo ad concederci al Budokai è essenzialmente legata ad âsana e prânâyâma, insegna a conoscere sè stessi, cominciando col riconoscere i propri limiti e a rispettarli, e ci dà qualche strumento per cominciare a quietare, almeno momentaneamente, la mente.

Essa rappresenta l'occasione per impiantare un seme che poi deve essere coltivato con costanza, disciplina e incrollabile curiosità, da ognuno di noi personalmente.

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